Il vino e la dieta mediterranea

Il più famoso dietologo ed epidetniologo statunitense in fatto di aterosclerosi, A. Keysvenne in Italia verso la fine degli anni Settanta per studiare il nostro modo di mangiare e bere, insomma per vedere come ci comportiamo a tavola, cercando di capire perché la vita media degli italiani è più lunga di quella degli statunitensi.
Rimase per quasi vent'anni e scoprì quella che in tutto il mondo è nota e conosciuta come dieta mediterranea.
Egli reclamizzò e diffuse negli Stati Uniti le nostre abitudini alimentari, tanto che i cardiologi statunitensi consigliano ai loro pazienti: minestra con condimenti magri, legumi, verdure, olio d'oliva, due volte la settimana una bistecca e due bicchieri di vino al giorno.
Ecco, conclude Keys e sostengono i cardiologi statunitensi, un modo piacevole e sicuro per prevenire le malattie coronariche.


Gran parte della popolazione negli Stati Uniti ha seguito questi consigli e in pochi anni la mortalità per infarto è diminuita in modo netto, significativo, fatto cui la stampa statunitense ha dato grande risalto.

Constatati questi brillanti esiti, S.Renaud, epidemiologo dell'Università di Tolosa, ha voluto approfondire per conto proprio i segreti della dieta mediterranea e ha condotto una ricerca su 600 pazienti maschi dell'ospedale di cardiologia di Lione che avevano subito una prima crisi cardiaca.
A metà dei pazienti prescrisse la tipica dieta povera di grassi considerata unanimemente adatta ai cardiopatici; agli altri 300 pazienti impose la dieta mediterranea: il vino era somministrato in dosi assai moderate a quelli dei 600 pazienti che lo gradivano.
Dopo 27 mesi la sperimentazione è stata interrotta perché morivano troppi pazienti appartenenti al primo gruppo in proporzione ai decessi registrati nel secondo.
I pazienti di questo secondo gruppo che seguivano la dieta mediterranea
avevano il 70% in meno di rischi di subire una seconda crisi cardiaca o di morire (E. Jones, Bon vin, bon coeur, bonne santé!, Les éditions de l'Homme, Québec, 1996).

La maggior differenza notata fra i due gruppi consisteva nell'elevata quantità di antiossidanti presente nel sangue dei pazienti sottoposti alla dieta mediterranea.

La conclusione di S.Renaud fu che:
la protezione della salute di chi segue la dieta mediterranea è da attribuire sia al vino sia agli alimenti caratteristici di questo regime alimentare.

Oltre tutto, la campagna alimentare di A. Keys ha giovato alla cultura del vino, in quanto gli statunitensi hanno dedicato più tempo alla conoscenza del vino, il che si è ripercosso positivamente anche sul bilancio italiano, considerato che siamo i maggiori esportatori di vino verso gli Stati Uniti.

A parte ogni altro tipo di considerazione è riconosciuto che il vino costituisce parte integrante della cultura mediterranea, intesa nel senso più ampio del termine, vale a dire come insieme di abitudini, comportamento e patrimonio di conoscenze.
«Esso costituisce non soltanto un completamento del pasto e dell'intera dieta, ma un simbolo edonistico, una fonte di piacere, di festa, di esaltazione o di oblio» (A. Mariani, Simposio internazionale Alimentazione e Consumo del Vino, Verona, 1982). 
La cultura del vino si è ampliata e raffinata al punto che si studiano e praticano gli abbinamenti con i piatti più adatti per esaltare reciprocamente profumi e sapori di vino e cibo secondo armonie ormai ben codificate.

Nei Paesi mediterranei la cultura del vino è associata anche al vino simbolo (con il pane) della Messa cristiana durante la celebrazione della Messa.

 x 
Carrello vuoto